Studio Legale in Campobasso Avvocato Silvio Tolesino consulenza anche on line

Studio Legale in Campobasso. Avvocato Silvio Tolesino. Consulenza legale civile, penale e amministrativa, anche on line. CHIAMA saremo lieti di semplificare la tua vita!

La “perdita” e la sofferenza dei sopravvissuti – di Antonio Violo – sito Studio Legale Avvocato Silvio Tolesino – Avvocato Campobasso

La “perdita” e la sofferenza dei sopravvissuti

La “perdita” e la sofferenza dei sopravvissuti

A cura del Dott. Antonio Violo

Nel mio lavoro clinico e peritale ho potuto cimentarmi con situazioni umanamente molto toccanti la cui estrema sofferenza era, seppur vicariamente, estremamente “tangibile”.

Mi sto riferendo, infatti, ai complessi e difficili casi di valutazione del danno biologico di natura psichica di persone che hanno perso un proprio “caro”, un loro “amatissimo” congiunto.

Chi, tra noi consulenti psicologi, si è trovato al cospetto di un dolore così travolgente e devastante, ha potuto comprendere molto bene quanto sia delicata una sua precisa “quantificazione” ai fini della richiesta e dell’ottenimento del risarcimento economico di tali forme di “danno” non patrimoniale.

Infatti molte di queste persone, mogli, madri, figlie, sorelle, come d’altra parte, nel loro equivalente maschile, mariti, padri, figli, fratelli, attendono spesso da anni, troppi ormai, di vedere tutelato un proprio legittimo diritto, inerente il ricevere proprio tale “giusto” risarcimento per la morte cagionata al proprio congiunto, spesso in maniera drammatica, tragica, come quando ciò avviene in seguito ad un grave incidente stradale causato da terzi (ma il riferimento è ovviamente a tutti quei proteiformi casi in cui il decesso avviene in maniera tragica ed improvvisa per varie ragioni non ascrivibili al defunto).

A tutt’oggi, molti dei parenti di tali innocenti vittime aspettano ancora che la Giustizia si pronunci a tale riguardo. Già da tale lunga attesa e dalle relative aspettative per così lungo tempo inevase, si può facilmente comprendere o quantomeno intuire lo stato psicologico di profonda frustrazione e di sfiducia che alberga in essi, soprattutto nei confronti delle istituzioni e del futuro: un percorso difficile, spesso caratterizzato da privazioni e da stenti, costellato da vuoti e carenze materiali oltre che, e soprattutto, affettive. Purtroppo l’“amato” non potrà restituirglielo una sentenza di tribunale.

La dignità per un uomo molto amato ed importante nella vita di ciascuno, quella, forse, potrà essere restituita da un simile atto istituzionale. Nei parenti, le proprie certezze esistenziali, i propri “punti fermi”, che servivano quali “rotte nautiche” da seguire per poter vivere con un sufficiente senso di sicurezza e di serenità, sono state spazzate via dal proprio orizzonte cognitivo ed affettivo, lasciando tali persone spesso sole in un cammino di vita progettato in modo da prevedere una duplice presenza (la propria e quella del congiunto defunto) e completamente in balia degli eventi (esterni ed interni alla propria Psiche) senza che essi riescano ad adattarsi alla propria nuova condizione esistenziale, radicalmente mutata, e senza che essi riescano a fronteggiare adeguatamente e a superare il dolore causato da una tale, incolmabile, perdita.

Una tale deprivazione affettiva, quale può essere quella rappresentata dalla scomparsa improvvisa di un compagno di vita amatissimo e rispettato (ma i casi potrebbero essere molteplici e variegati e per ognuno di essi andrebbe analizzato l’impatto psicologico ed esistenziale che per ragioni di spazio e di tempo esulano il presente contributo), può comportare per la Psiche del “sopravvissuto”, ovvero di colui/colei che rimane e che continua a vivere, un peso insopportabile e può colorare di grigio ogni cosa, causando solitamente la “perdita” del cosiddetto “slancio vitale”: da persona felice, gioiosa, appassionata della vita, si può divenire una brutta copia di se stessi, in un desolante deserto di aspettative, di desideri e, quindi, di energie psichiche vitali.

Da quel momento in poi (la notizia della morte del proprio “caro”), la frattura improvvisa causata nel continuum bio-psico-sociale del congiunto, può letteralmente “gettarlo” in una depressione senza tregua, avviluppante e immobilizzante, quasi fosse si fosse sospesi in uno spazio senza tempo, in cui il presente coincide con il passato e in cui il futuro non ha diritto di cittadinanza.

Analogo sentire emotivo, spesso perennemente presente nello stato di coscienza vigile, può pervadere ogni pensiero e gesto dei figli di un genitore defunto in maniera tragica ed improvvisa, e tale tonalità emozionale può caratterizzare ogni loro stato mentale, ogni loro ricordo, ogni loro memoria memoria ma anche ogni loro desiderio e aspettativa, rendendo ardua ogni prospettiva di progettazione costruttiva del loro avvenire.

Questa pesante “assenza”, come può a buon diritto essere considerata quella di un padre che può esser stato fortemente presente, quando era in vita, nelle vite dei propri figli, ancor di più se bambini e adolescenti, può aprire un baratro nel loro percorso evolutivo, non permettendo ad essi di superare efficacemente i compiti di sviluppo che progressivamente si presentano e si presenteranno nel corso della loro esistenza.

È come se essi rimangano bloccati nella loro crescita psicologica, come se rimangano congelati in un periodo della loro vita perennemente ancorato al presente e che, come tale, non prevede progressione: un arresto evolutivo al momento della dolorosa comunicazione della scomparsa del padre.

Il dolore appare spesso evidente, ancorché allo sguardo attento di un esperto di psicologia e di sofferenza dell’Anima, e i suoi effetti sono paralizzanti: i figli, soprattutto se ancora bambini o adolescenti, sembra spesso che errino come se avessero smarrito le coordinate esistenziali, non sapendo più orientarsi, trovare delle traiettorie consapevoli di vita, abbiano abdicato alla loro legittima responsabilità di scegliere e di decidere sugli aspetti importanti della loro vita.

La natura di un tale trauma psichico può assumere un impatto notoriamente travolgente, equivalente ad uno “tsunami” psicologico per le menti dei parenti più prossimi.

Il senso della loro esistenza può venire radicalmente cambiato, e, associato all’immane dolore emotivo e al dissesto psicoaffettivo, si può ravvisare l’avvio di un processo psicopatologico che spesso non ha battute d’arresto, rivelandosi nel tempo, invero, gradatamente crescente in intensità e nella portata dei suoi effetti psicolesivi.

E proprio in merito a quest’ultimo aspetto, spesso come periti siamo chiamati professionalmente ad integrare il vertice valutativo “funzionale” con un angolo visuale di tipo schiettamente “descrittivo”: il riferimento è evidente, ci si riferisce alla “Psicodiagnosi”, quale mezzo e fine spesso posto dal Giudice di turno al CTU psicologo incaricato (Consulente Tecnico d’Ufficio; per ogni chiarimento in merito al ruolo e le rispettive funzioni si vedano gli altri contributi offerti sul portale).

I dati clinici emersi da tale indagine “diagnostica” della Psiche umana, spesso sono univoci e incontrovertibili e permettono, a buon diritto, di evidenziare, senza ombra di dubbio alcuno, un danno biologico di tipo psichico spesso di notevole gravità (da valutare caso per caso e attraverso una convergenza di molteplici indici clinici) e altrettanto spesso avente una incidenza invalidante in coloro che ne risultano portatori (nel caso di specie, i familiari).

Il CTU, individuato dall’Autorità Giudiziaria nella figura di uno Psicologo Clinico (nonché preferenzialmente anche Psicoterapeuta) iscritto presso l’albo dei CTU del foro territoriale di appartenenza in cui si incardina la causa, è chiamato a svolgere le operazioni peritali rispettando pienamente le “Linee Guida per l’utilizzo dei tests psicologici in ambito forense” elaborate da Paolo Capri, Alessandro Crisi e Stefano Mariani, referenti presso l’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio in materia di Psicologia Giuridica.

Tale figura professionale, che in tale occasione riveste il delicato ruolo di “giudice tecnico”, deve ottemperare ad una serie di obblighi tra i quali somma importanza assume il mantenimento di una completa correttezza metodologica e procedurale, esente da vizi criteriologici relativamente all’espletamento della Consulenza Tecnica d’Ufficio assegnata.

Si rammenta in questa sede, come avallo legale e scientifico dell’ottimo servizio reso solitamente dai CTU preparati e competenti in materia, che lo psicologo clinico ha pieno diritto e piene competenze per poter svolgere “diagnosi psicopatologica”.

A corroborare tale affermazione è sufficiente citare alcuni stralci estratti dal “Parere sulla Diagnosi Psicologica e Psicopatologica” redatto dal Gruppo di Lavoro “Atti Tipici” del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: «L’art.1 della Legge 56 del 18/2/1989 recita: “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità”.

Il legislatore ha inteso, con questo articolo, da un lato accomunare gli psicologi a medici e odontoiatri come uniche figure professionali con facoltà di diagnosi e dall’altro limitare ai soli psicologi la possibilità di formulare la diagnosi psicologica […] Sulla stessa scia il Parere dell’Avv. Torchia reso il 21 gennaio 2008, su richiesta del Consiglio Nazionale degli Psicologi: “…non solo la diagnosi rientra tra le attività consentite agli psicologi, ma anche che la stessa è espressamente riservata a tali professionisti, almeno per quanto riguarda le materie affidate alla loro competenza…” e ancora “…a tale proposito utile operare un rimando alle delucidazioni fornite nel 2003 dall’Associazione Americana degli Psicologi (APA) la diagnosi consiste nella valutazione di comportamenti e di processi mentali e affettivi anormali, che risultano disadattivi e/o fonte di sofferenza (e cioè di manifestazioni psicopatologiche e di sintomi) attraverso la loro classificazione in un sistema diagnostico riconosciuto e l’individuazione dei meccanismi e dei fattori psicologici che li hanno originati e che li mantengono”.

In sintesi, dando per acquisito giuridicamente e storicamente quanto stabilito formalmente dall’art.1 della Legge 56/89 sulla professione di psicologo, il presente parere è indirizzato a specificare il contenuto dell’attività di diagnosi psicologica e psicopatologica (la quale è già attribuita di diritto agli psicologi dalla normativa vigente) a tutti gli ambiti applicativi della disciplina […] La psicologia è la scienza del comportamento e dei processi mentali sia normali che patologici, di cui la psicopatologia – e conseguentemente la diagnosi psicopatologica – è un aspetto interno.

La diagnosi psicopatologica si riferisce quindi alla valutazione dei comportamenti e dei processi cognitivi ed affettivi disadattivi e/o fonte di sofferenza, attraverso la loro valutazione che prevede l’utilizzo di strumenti specifici e mirati, la loro classificazione in un sistema diagnostico riconosciuto e l’individuazione dei fattori psicologici che li hanno originati e che li mantengono […] Usualmente la diagnosi psicopatologica viene fatta coincidere con la clusterizzazione dei diversi sintomi comportamentali, cognitivi ed emotivi in sindromi sulla base dei criteri di raggruppamento forniti da sistemi nosografici condivisi, come il DSM-IV o l’ICD-10 […] La competenza professionale dello psicologo è uno degli elementi che contribuisce all’affidabilità della diagnosi psicologica».

Inoltre, a tale riguardo, si consulti il “Parere Pro veritate” redatto dall’Avv.to Guglielmo Gulotta, Professore Ordinario di Psicologia Giuridica, su richiesta del 20 giugno 2006 del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e concernente la “possibilità per l’iscritto all’ordine degli psicologi di diagnosticare la psicopatologia nell’ambito delle competenze previste dall’art 1. della L. 56/89”: «La diagnosi descrittiva, nel campo della psicopatologia, è ciò che si intende con il termine corrente di diagnosi e viene effettuata dallo psicologo con gli strumenti quali il colloquio e la somministrazione di test appropriati […] L’aspetto delicato della questione concerne il fatto che taluni disturbi psicopatologici possono avere una natura di carattere organico la cui valutazione spetterebbe solo ai medici.

In effetti il secondo comma dell’art 3. vieta agli psicoterapeuti non medici ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica, ma questo riguarda l’attività di cura e non di diagnosi. Che possano esistere due competenze reciprocamente autonome lo si evince dal terzo comma dell’art. 3 che così testualmente recita “previo consenso del paziente, lo psicoterapeuta e il medico curante sono tenuti alla reciproca informazione”; anche qui si parla di “terapia” ma si evince che allora taluni percorsi diagnostici (presupposti della terapia) possono essere autonomi […] Diagnosi descrittiva: è finalizzata ad individuare la sintomatologia psicopatologica manifesta, sia sul versante cognitivo che su quello di personalità.

La rivelazione dei sintomi può essere effettuata con varie metodiche. Esempi di diagnosi descrittiva sono: afasia, disturbo post-traumatico da stress, schizofrenia, ecc. Si può affermare che la psicopatologia ha a che fare con diagnosi descrittiva […] Per quanto concerne la diagnosi descrittiva ritengo che essa possa essere effettuata da psicologi che abbiano competenza per farla.

Questo perché la diagnosi descrittiva consiste nella documentazione di sintomi psichici rilevati mediante la tecnica del colloquio, della intervista semistrutturata, dell’osservazione e tramite la somministrazione di test. In conclusione lo psicologo può diagnosticare la psicopatologia nell’ambito delle competenze previste dall’art. 1 della L. 56/89».

Il CTU incaricato, inoltre, deve seguire scrupolosamente le LINEE GUIDA PER L’ACCERTAMENTO E LA VALUTAZIONE PSICOLOGICO‐GIURIDICA DEL DANNO BIOLOGICO‐PSICHICO E DEL DANNO DA PREGIUDIZIO ESISTENZIALE.

PREDISPOSIZIONE DI UNA SPECIFICA TABELLA DEL DANNO PSICHICO E DA PREGIUDIZIO ESISTENZIALE redatte dall’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO e le indicazioni fornite dall’Associazione Italiana Rorschach nel PROTOCOLLO RELATIVO ALLA CORRETTA UTILIZZAZIONE DELLE TECNICHE PROIETTIVE IN AMBITO FORENSE, nonché le direttive che in materia vengono proposte dall’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (AIPG), una delle massime autorità istituzionali nel campo, attraverso i documenti redatti da Paolo Capri, Stefano Mariani e da Maria Elena Torbidone.

Per quanto attiene più strettamente il danno psichico, e ritenendo superfluo che esso debba essere (e sia) correttamente evidenziato dagli illustri colleghi Psicologi, vengono proposte delle considerazioni che si spera possano risultare utili ai lettori. Viene ricordata innanzitutto la sentenza della Corte Costituzionale n. 356/91: «[…] il danno biologico […] va riferito alla integralità dei suoi riflessi pregiudizievoli rispetto a tutte le attività, le situazioni e i rapporti in cui la persona esplica se stessa nella propria vita: non soltanto, quindi, con riferimento alla sfera produttiva, ma anche con riferimento alla vita spirituale, culturale, affettiva, sociale, sportiva e ad ogni altro ambito e modo con cui il soggetto svolge la sua personalità, e cioè a tutte le attività realizzatrici della persona umana».

Giannini nel 1991 aggiunge: «l’ingiusta lesione dell’integrità psicofisica della persona, che incide sul valore uomo in tutta la sua dimensione concreta». Riccardo Dominici, una delle massime autorità nel campo della Psicologia Giuridica a livello nazionale, afferma nel 2003 che «Nella valutazione del danno biologico si deve partire da un valore uguale per tutti a seconda della specifica menomazione somato-psichica (aspetto statico), ma bisogna tener conto di quanto quel danno incide nella vita sociale, ludica, sessuale della singola persona, quindi quella lesione va quantizzata in funzione della effettiva perdita di possibilità realizzatrici della persona (aspetto dinamico) […] Questa esigenza valutativa impone la confezione di un elaborato peritale che illustri in maniera analitica sia il danno alla salute di tipo statico, sia soprattutto la sua componente dinamica: è attraverso tale illustrazione che il giudice può arrivare ad un’esatta quantizzazione del risarcimento da liquidare».

Si riporta quanto affermato da Introna (le cui considerazioni determinano “consensus conference” in Psicologia Giuridica) nel 1998 in merito al danno psichico: «Esso è la compromissione di una o più funzioni della personalità (intellettive, emotive, affettive, volitive, di capacità di adattamento e di adeguamento, di relazionarsi con gli altri) che possono giungere fino a condotte devianti, etero o auto aggressive, e che incide (o non incide) anche sul rendimento lavorativo».

E ancora nel 2000: «in questo settore non si tratta di dire quanto vale un disturbo psichico isolatamente considerato, bensì quanto quel disturbo lede, menomandola, l’integrità psicofisica, la vita di relazione e la capacità lavorativa di quel soggetto». Il danno biologico da menomazione psichica si ha quando un evento psicolesivo comporta una menomazione peggiorativa del modo di essere psichico del soggetto. (Brondolo, Mangili e Marigliano, nel 1995).

Esso è un’ingiusta turbativa dell’equilibrio psichico del soggetto che gli causa una modificazione menomante della sua salute psichica con alterazione – temporanea o permanente – delle sue funzioni psichiche (Giannini, 1995). Il termine “equilibrio psichico” è da intendersi quale “stato anteriore” della persona, anche se già turbata da una malattia fisica o psichica; infatti la modificazione peggiorativa non è da intendersi in rapporto ad un ipotetico stato di normalità o di pieno benessere psicofisico dell’individuo, ma appunto a quello stato di sia pur precario equilibrio che possiede anche una persona già pesantemente segnata dalla vita.

Pertanto la lesione psichica consiste nell’ingiusto turbamento, giuridicamente apprezzabile, dell’equilibrio psichico della persona, quale che esso sia. La menomazione psichica consiste nella riduzione, temporanea o permanente, di una o più funzioni psichiche del danneggiato, con conseguente impedimento dell’estrinsecare la propria personalità nel contesto sociale di appartenenza.

Una eventuale preesistenza di una malattia psichica può non eliminare il diritto al risarcimento se il fatto ingiusto ha aggravato il quadro clinico e soprattutto ha diminuito le possibilità di estrinsecare le proprie potenzialità, seppure ridotte, nella vita sociale e relazionale (Dominici, 2003).

Ergo, quando il dolore per la morte di un proprio congiunto ha inciso ed incide, in maniera evidente, sulla personalità di ognuno dei familiari, fino a determinarne la compromissione psichica, in definitiva si può a buon diritto affermare che sia stato provocato un danno psichico (che i parenti hanno subito e di cui patiscono le stigmate psicopatologiche).

Si ricorda che il danno alla salute di un familiare (vittima secondaria) in seguito alla morte di un congiunto (vittima primaria) derivante da fatto illecito, può essere considerato come «il momento terminale di un processo patogeno originato dal medesimo turbamento dell’equilibrio psichico che sostanzia il danno morale soggettivo e che in persone predisposte da particolari condizioni (debolezza cardiaca, fragilità nervosa, ecc.) anziché esaurirsi in un patema d’animo o in uno stato di angoscia transuente, può degenerare in un trauma fisico o psichico permanente alle cui conseguenze in termini di qualità personali, e non semplicemente al pretium doloris in senso stretto, va allora commisurato il risarcimento» (Cort. Cost. 24.10.1994, n. 372).

Il danno da lutto si configura allorché fallisce il processo di elaborazione psichica che si realizza attraverso il “lavoro del lutto”, processo che può anche sfociare in un insuccesso, con esito in un “lutto patologico” (Dominici). Il perito nominato dal giudice ha il compito di identificare nosograficamente le patologie psichiche di cui risultano eventualmente affetti i familiari della persona deceduta attraverso l’utilizzo del DSM-IV-TR.

Antonio Violo

Dal sito: http://www.giuristiediritto.it/psicologia-giuridica/238-articoli-e-commenti/941-la-perdita-e-la-sofferenza-dei-sopravvissuti.html

BIBLIOGRAFIA

– Paolo Mariotti, Giovanni Toscano, “Danno psichico e danno esistenziale con commento giurisprudenziale”, Giuffré, 2003

– Daniela Pajardi, Lucia Macrì, Isabella Merzagora Betsos, “Guida alla valutazione del danno psichico”, Giuffré, 2006

– C. Pernicola, “Guida alla valutazione del danno biologico di natura psichica”, FrancoAngeli, 2008

– R. Dominici, G. Montesarchio, “Il danno psichico”, FrancoAngeli, 2003

– Vincenzo Iacovino, Salvatore Di Pardo, Giuliano Di Pardo, Carlo Izzi, “Mobbing. Tutela civile, penale ed assicurativa. Casi giurisprudenziali e consigli pratici”, Giuffré, 2006

– Riccardo Dominici, “Danno psichico ed esistenziale”, Giuffrè, 2006

– Francesca Toppetti, “Il danno psichico”, Maggioli, 2005

– Linee Guida per l’accertamento e la valutazione psicologico giuridica del danno biologico-psichico e del danno da pregiudizio esistenziale – Ordine degli Psicologi del Lazio, 2010;

– PARERE PRO VERITATE, richiesto da – e presentato presso – il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi dall’Avv. Guglielmo Gulotta, Professore Ordinario di Psicologia Giuridica, concernete la “possibilità per l’iscritto all’ordine degli psicologi di diagnosticare la psicopatologia nell’ambito delle competenze previste dall’art.1 della L. 56/89”, 2006;

– Parere sulla Diagnosi Psicologia e Psicopatologica redatto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, 2009;

– See more at: http://www.giuristiediritto.it/psicologia-giuridica/238-articoli-e-commenti/941-la-perdita-e-la-sofferenza-dei-sopravvissuti.html#sthash.iHwhLx2X.dpuf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: