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Percezione di una Giustizia “ingiusta”… di Valentino Notarangelo

lettera di un cittadino

lettera di un cittadino

Ecco un articolo che rende abbastanza bene, sotto forma di romanzo, la percezione che può avere un cittadino della nostra “Giustizia”. E’ per questo che noi operatori del diritto dobbiamo lottare, ogni giorno, affinché la Giustizia sia effettivamente “giusta”.

Buona lettura.

Autore: Valentino Notarangelo.

Maschere e raggiri …

“La fantasia altro non è che memoria o dilatata o composta …” (G. Vico)

Ripensandoci a quest’ora della notte, non saprei dirvi se sia accaduto davvero.

È evidente che il dubbio mi tiene sveglio, nonostante ogni mattina io apra quel fascicolo alla ricerca della verità dei fatti …

Sono stato vittima di una truffa: è quello che ho sempre creduto, me lo confermò l’avvocato, l’ha sostenuto il PM, l’ha ritenuto il giudice. Eppure risulto soccombente.

Qualche anno fa presi la decisione di acquistare una casa, la mia prima casa. Scelta coraggiosa di questi tempi per un ragazzo della mia età. Con i miei pochi risparmi e l’aiuto decisivo di un padre e una madre sempre disponibili, il sogno fu realizzabile.

Trovai presto l’immobile dei miei desideri, non concretamente, ma nei progetti di una piccola impresa di costruzioni. Innamorato di quei disegni, del terreno su cui sarebbe nata casa mia, della vista che avrei avuto dal mio piccolo balconcino, non esitai a concludere un contratto di acquisto, versando una cospicua caparra. Da cittadino comune, visionando le carte, i documenti, il contratto, mi sembrò tutto nella norma, sorrisi e firmai.

Avete mai comprato una casa da realizzare? Se si sapete quanto sia affascinante vederla nascere, prender forma, crescere sulle fondamenta ed innalzarsi verso il cielo, proprio come una creatura. Io questo piacere l’ho potuto solo immaginare: la mia casa non veniva su ed il terreno, deserto, non è mai stato cantiere.

Col passare dei mesi cominciai a preoccuparmi per il mancato inizio dei lavori ed il sogno cominciò a sgretolarsi, prendendo le vesti di un incubo: gli imprenditori con cui avevo stipulato il contratto continuavano a rassicurarmi, a riempirmi di termini tecnici che non saprei neanche ripetervi.

Dopo oltre un anno di ritardo decisi di rivolgermi ad un avvocato, con il terrore che potesse dirmi ciò che in cuor mio avevo sempre rinunciato a figurarmi: truffa.

Si scoprì che il terreno che avrebbe dovuto ospitare casa mia non era mai stato acquistato dall’impresa e che ero stato vittima di “artifizi e raggiri”, queste le parole del legale.

Affranto, capii che avrei dovuto accantonare momentaneamente il sogno ed affidarmi alla macchina della giustizia per limitare i danni.

Dopo un estenuante processo protrattosi per anni, finalmente eravamo tutti lì, davanti a quell’uomo in toga che avrebbe potuto restituirmi la possibilità e il desiderio di fantasticare.

Imputato del reato di truffa era l’amministratore unico della società, colui il quale, pur non essendo stato sempre presente durante le trattative, aveva sottoscritto il contratto, ricevuto il mio assegno e firmato ogni atto di cui avevo preso visione.

Ricordo distintamente il pallore dell’avvocato al termine della richiesta del PM, richiesta che avrebbe poi trovato conferma nel dispositivo del giudice e, più tardi, nelle motivazioni:  entrambi ritennero integrato il reato di truffa, tuttavia sostenendo che l’imputato non fosse colpevole in quanto “mero sottoscrittore” del contratto. In sostanza, non avendo l’imputato partecipato alle trattative, ma essendosi “limitato” a firmare gli atti, il suo comportamento non era penalmente rilevante secondo il giudicante. Quest’ultimo concluse l’udienza trasmettendo gli atti alla Procura, per l’avvio di un nuovo procedimento nei confronti del soggetto con il quale avevo svolto le trattative, procedimento, ad oggi, non ancora iniziato.

Non vi nego che, conclusasi l’udienza di discussione, provavo un senso di impotenza, di rassegnazione: dopo quattro anni di battaglie, interrogatori, testimonianze, tutto era risultato vano.

Il legale, caro amico che godeva della mia fiducia incondizionata, era senza parole. Come mi fu confermato da altri addetti ai lavori, il suo operato fu impeccabile, ciò nonostante non ce l’avevamo fatta.

A distanza di mesi non mi resta che tentare di recuperare il denaro che mi è stato portato via attraverso un processo civile, ma, questa volta, semmai ce la dovessi fare, non credo ritroverò il desiderio di sognare, né potrò mai perdonare la dea Giustizia per avermelo portato via.

Oggi, Signori, ho indossato la maschera, quella della fantasia. Mi sono travestito da cliente, tentando di immaginarne e viverne gli stati d’animo, ed ho compreso, ancora una volta, quanto sarà difficile essere avvocato.

Dr. Valentino Notarangelo

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