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SOSTANZE STUPEFACENTI E RILEVANZA PENALE DEL CD. “CONSUMO DI GRUPPO”

La disciplina sulle sostanze stupefacenti è regolata dal DPR 309/90, che punisce con pene severe coloro che commettono detta fattispecie criminosa. Detta normativa, però, è stata integrata, nel tempo, da plurimi arresti giurisprudenziali. Un esempio è il cd. “consumo di gruppo”, per cui è stata valutata l’irrilevanza penale.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno difatti sancito, con sentenza n. 25401 del 2013 che “il c.d. consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, sia nell’ipotesi di acquisto congiunto che nell’ipotesi di mandato all’acquisto ad uno dei consumatori, non è penalmente rilevante ma integra illecito amministrativo sanzionato dall’art. 75 del D.P.R. 309/90”, a condizione che:

  • l’acquirente sia uno degli assuntori;
  • l’acquisto avvenga sin dall’inizio per conto degli altri componenti del gruppo;
  • sia certa sin dall’inizio l’identità dei mandatari e la loro manifesta volontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi.

Pertanto, la locuzione “acquisto di gruppo” di sostanze stupefacenti integra due diverse ipotesi:

  • quella dell’acquisto congiunto di stupefacente da parte di più persone finalizzato al consumo collettivo e
  • quella del “mandato all’acquisto”, integrato dall’evenienza in cui un soggetto, necessariamente consumatore, risulti incaricato da altri all’acquisto per l’uso collettivo. Quest’ultima condotta è stata ricompresa dalla Cassazione sotta la species dell’illecito amministrativo di cui all’art. 75 t.u. stupefacenti.

In particolare, al mandatario che acquista in nome e per conto degli altri soggetti appartenenti al gruppo, andrebbe applicata la disciplina normativa prevista dal codice civile in tema di “contratto concluso dal rappresentante” ex art. 1388 c.c. ed “acquisti del mandatario” ex art. 1706. Sulla scorta di tali norme civilistiche, dunque, tutti i membri del gruppo, proprio in virtù del mandato conferito, acquisterebbero sin da subito la disponibilità pro quota della droga, per il sol fatto di averla commissionata con l’intenzione di consumarla in un secondo momento.

Con recentissima sentenza del dicembre 2020 la Suprema Corte, confermando il precedente orientamento espresso dalle Sezioni Unite del 2013, ha statuito quanto segue: “anche all’esito delle modifiche apportate dalla L. 21 febbraio 2006, n. 49 al D.P.R. 309/90, art. 73, il c.d. consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, sia nell’ipotesi di acquisto congiunto, che in quella di mandato all’acquisto collettivo ad uno dei consumatori, non è penalmente rilevante, ma integra illecito amministrativo sanzionato dal cit. D.P.R., art. 75, a condizione che: a) l’acquirente sia uno degli assuntori; b) l’acquisto avvenga sin dall’inizio per conto degli altri componenti del gruppo; c) sia certa sin dall’inizio l’identità dei mandatari e la loro manifesta volontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi, contribuendo anche finanziariamente all’acquisto”.

Ciò detto, il caso di acquisto o consumo di gruppo potrebbe rientrare, con i suddetti presupposti, un semplice illecito amministrativo, scongiurando così l’ipotesi infausta di fattispecie criminosa.

Avv. Silvio Tolesino

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