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Manganelli telescopici: disciplina e considerazioni sul possesso

Manganello Telescopico

A causa dell’eco mediatica che dà spesso risonanza agli episodi di cronaca nera, sono sempre molteplici le persone che acquistano strumenti diretti alla difesa personale.

L’intento, naturalmente, è quello di proteggere sé stessi e i propri cari da possibili aggressioni.

Questa ricerca di sicurezza deve essere però accompagnata dalla consapevolezza della disciplina che regola il possesso e l’utilizzo degli strumenti di auto-difesa.

Già in altre occasioni abbiamo affrontato la disciplina relativa ad alcuni di questi strumenti, come ad esempio lo spray al peperoncino (https://studiolegaletolesino.wordpress.com/2014/12/20/spray-al-peperoncino-regole-e-limiti-per-lacquisto-e-lutilizzo/) o il teaser (https://studiolegaletolesino.wordpress.com/2017/03/11/storditore-elettrico-per-la-legittima-difesa-caratteristiche-e-disciplina-giuridica/).

Oggi analizziamo la disciplina del cd. manganello telescopico, poiché è uno strumento sempre più richiesto, anche perché è facilmente rinvenibile in commercio (tanto nei negozi di attrezzatura militari quanto sui siti internet) e può essere acquistato in vari materiali e di varie dimensioni.

Nonostante ciò, il manganello è considerato dalla legge quale arma bianca e il possesso e l’utilizzo possono essere punite ai sensi del nostro codice penale. Inoltre le sanzioni penali da ultimo sono state addirittura inasprite.

La Legge 110 del 1975, relativa alle Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, all’art. 4 recita:

Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma dell’articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione.

Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona, gli strumenti di cui all’articolo 5, quarto comma, nonchè i puntatori laser o oggetti con funzione di puntatori laser, di classe pari o superiore a 3b, secondo le norme CEI EN 60825- 1, CEI EN 60825- 1/A11, CEI EN 60825- 4.

Il contravventore è punito con l’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 1.000 euro a 10.000 euro. Nei casi di lieve entità, riferibili al porto dei soli oggetti atti ad offendere, può essere irrogata la sola pena dell’ammenda.

La pena è aumentata se il fatto avviene nel corso o in occasione di manifestazioni sportive.

E’ vietato portare armi nelle riunioni pubbliche anche alle persone munite di licenza. Il trasgressore è punito con l’arresto da uno a tre anni e con l’ammenda da 3.000 euro a 20.000 euro. La pena è dell’arresto da tre a sei anni e dell’ammenda da 5.000 euro a 20.000 euro quando il fatto è commesso da persona non munita di licenza.

Chiunque, all’infuori dei casi previsti nel comma precedente, porta in una riunione pubblica uno strumento ricompreso tra quelli indicati nel primo o nel secondo comma, è punito con l’arresto da sei a diciotto mesi e con l’ammenda da 2.000 euro a 20.000 euro.

La pena prevista dal terzo comma è raddoppiata quando ricorre una delle circostanze previste dall’articolo 4, secondo comma, della legge 2 ottobre 1967, n. 895, salvo che l’uso costituisca elemento costitutivo o circostanza aggravante specifica per il reato commesso.

Con la condanna deve essere disposta la confisca delle armi e degli altri oggetti atti ad offendere…”.

Alla luce della suddetta normativa, possiamo ritenere che sono consentite soltanto la detenzione abitativa e nelle pertinenze della proprietà.

Il possesso e l’utilizzo fuori dall’abitazione costituiscono reato.

Ma vi è di più.

Ultimamente la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha addirittura inasprito la responsabilità penale, facendo rientrare la fattispecie descritta nell’alveo dell’art.  699 C. P. che punisce il porto abusivo di armi e che, al comma 2, prevede la pena dell’arresto fino a tre anni.

Il caso riguardava un imputato che, per il solo porto del manganello, era stato condannato a sei mesi di arresto per il reato p. e p. dall’art. 699 C. P. (anziché dall’art. 4 della L. 110/75).

La prima sezione della Suprema Corte di Cassazione, incaricata di decidere sulla corretta applicazione della legge, con Sentenza n. 25767 del 25/1/2022, ha stabilito che le fattispecie di detenzione e porto illegale di armi, previste rispettivamente dagli artt. 697 e 699 C. P. risultano, a seguito della sopravvenuta legislazione speciale, relative alle armi proprie cosiddette bianche e alle munizioni di arma comune da sparo, essendo la disciplina introdotta con l. n. 895/1967 e successive modificazioni, relativa alle armi e munizioni da guerra e alle armi comuni da sparo e l’art. 4 l. 110/1975 concerne le armi cosiddette improprie (elencate, come sopra riportato, nella stessa norma), mentre il porto di sfollagente è consentito solo previa autorizzazione di pubblica sicurezza e la violazione è sanzionata ai sensi dell’art. 699 C. P. se trattasi di arma bianca”.

Quanto al manganello telescopico, che è termine sinonimo di sfollagente, è stata individuato come arma espressamente compresa nell’elencazione del ricordato primo comma, il cui porto, senza autorizzazione, è sanzionato ai sensi dell’art. 699 C. P. (Cass. Sez. 1, n. 21780 del 20/07/2016).

Questo arresto giurisprudenziale porta, quindi, ad un inasprimento della sanzione penale, anche perché rientrando ora nell’alveo dell’art. 699 C. P. potrebbe in futuro condurre a ritenere penalmente rilevante anche la semplice detenzione in casa, senza denuncia, ai sensi e per gli effetti dell’art. 38 TULPS che recita: “Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all’articolo 1 bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilità, all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell’Arma dei carabinieri, ovvero anche per via telematica ai medesimi uffici o alla questura competente per territorio attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 10 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 20 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni”.

In conclusione, quando si acquista un oggetto diretto all’auto-difesa, occorre agire con prudenza e informarsi:

  • sull’obbligo di denuncia all’Autorità del possesso dell’”arma” (che la legge impone entro 72 ore dall’acquisto, comunicandolo al commissariato di P.S o alla Stazione dei carabinieri competente per territorio).
  • Sui limiti del porto e dell’utilizzo dello stesso che, salvo i casi di legittima difesa (vd https://studiolegaletolesino.wordpress.com/2022/01/25/la-legittima-difesa-analisi-dellistituto/), può avere conseguenze infauste nei confronti del possessore.

Avv. Silvio Tolesino

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